CENNI STORICI

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DI OFFA GIÀ SI PARLA NELL’ENEIDE DI VIRGILIO NEL LIBRO VI

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L’enorme Cerbero col suo latrato da tre fauci rintrona questi regni giacendo immane davanti all’antro. La veggente, vedendo ormai i suoi tre colli diventare irti di serpenti gli getta una focaccia (offam) saporosa con miele ed erbe affatturate. Quello, spalancando con fame rabbiosa le tre gole l’afferra e  sdraiato per terra illanguidisce l’immane dorso e smisurato si stende in tutto l’antro. Enea sorpassa l’entrata essendo il custode sommerso nel sonno, e veloce lascia la riva dell’onda donde non si può tornare.

Dunque l’offa gettata nelle fauci per tacitare il custode dell’ingresso dell’inferno.

Ma di offelle si parla anche nel Baldus di Teofilo Folengo, opera pubblicata con lo pseudonimo di Merlin Cocai. Si tratta di un poema eroicomico, scritto in un impasto di latino classico e lessico dialettale, che nel suo primo libro evoca una specie di favoloso Bengodi dove vengono passate in rassegna tutte le specialità della cucina popolaresca italiana sul finire del Quattrocento. Vengono citate come una specialità di Milano (insieme alle salcicce)

(…) et offas

Millanus croceas et quae salcizza bibones (…)

Liber primis, vv. 470-71

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